La storia di casa mia che non è una casa è ormai vecchia e chissà ancora per quanto continuerà.
Il fatto di non avere un luogo minimamente dignitoso in cui poter ospitare chi interessato a passare del tempo in intimità non mi è mai particolormente dispiaciiuto, nonostante le occasioni perse siano ormai davvero molte; me ne sarei scopato almeno una decina se avessi avuto un posto in cui poterlo fare.
Oggi però arriva la staffilata; se prima non mi dispiaceva particolarmente, ora ne sento agghiacciante il peso, dopo che ho dovuto rinunciare ad un'occasione irripetibile, un ragazzo ai miei occhi meraviglioso, praticamente uscito dal mio cassetto dei sogni e che per qualche incredibile ragione dice di aver trovato nelle mie foto oscene ragione di piacere e interesse.
E' chiaro per l'ennesima volta e all'ennesima potenza, che l'incapacità di affrontare il mio problema "casa" mi stia pesantemente condizionando e limitando.
Ho fatto sesso con tre uomini in vita mia, un trentenne, un coetaneo quarantenne ed un cinquantenne, persone diverse sotto tutti i punti di vista e in modo anche radicale.
Spenta la luce però, a ragion del vero, le differenze sono scomparse, le emozioni sono state le stesse, le sensazioni pure.
La passione - forse - non ha età.
Mi sono affacciato a questo specchio magico che sono le webcam porno per meglio comprendere come fossi percepito, che riscontro avessi, da parte di chi.
La brutta sorpresa, così banale che non necessitava di essere sperimentata forse, è stata di comprendere che il mondo è bello perché è vario e che la natura umana è misteriosa come pure la percezione umana. C’è chi mi ha trovato troppo grasso e chi per niente grasso, chi troppo poco dotato e chi persino notevolmente dotato, chi molto sexy e chi per nulla tale, chi mi ha implorato di passare una notte con lui e chi neppure degno di passare un minuto in collegamento, chi mi ha visto come il maschione superattivo e chi come il maschietto superpassivo.
La triste sorpresa è stata insomma quella di non poter contare sulla percezione altrui per meglio definire la mia percezione di me.
Solo io posso - e devo purtroppo - decidere come mi vedo, che poi in qualche misura coincide con il come e il chi sono.
Archetipo del ragazzo che mi fa letteralmente impazzire, non è un caso che mi sia seduto proprio qui a fianco. Ascolto senza capire una sola parola mentre conversi con quelli che immagino siano tuo padre e tua sorella. Il vostro aspetto, prima ancora dell'idioma, tradisce chiaramente la vostra nazionalità nordica.
Irresistibile ai miei occhi, non riesco, nonostante tutti i miei sforzi, a toglierti gli occhi di dosso, nonostante tuo padre a pochi centimetri di schiena e tua sorella di fronte che mi può vedere senza dover neppure volgere lo sguardo a me.
Non ti curi della mia poco gentile insistenza su di te, forse neppure te ne accorgi, forse la cosa non ti disturba, forse ti è semplicemente indifferente.
Il tempo di un'insalta e sei praticamerte impresso nella mia memoria fotografica in ogni minimo dettaglio: gli occhi azzurri luminosi, il filo di peluria sul viso che ti fa irresistibilmente maschio, la voce calda e profonda nonostante la tua giovane età e il tuo corpo minuto, asciutto, slanciato, senza l'ombra di un muscolo di troppo. Abbigliamento curato, moderno, fighetto, con quella maglia bianca variopinta superaderente a sottolineare la tua sana magrezza, le tue spalle dritte e fiere, il tuo ventre piatto. Pantalone corto e scostato da una schiena nuda che lascia intravvedere l'inizio delle natiche. Pelle chiaro nordica, vagamente abbronzata, coperta da un peluria bionda in sintonia con il capello corto senza vanità alcuna.
Mi ricorderò per sempre di te ma incredibilmente non per il tuo aspetto o per i voli pindarici che mi hai suggerito in questa breve sosta al tuo fianco. Ad un certo punto immagino che la tua presunta sorella ti abbia avvisato del mio plateale interessamento. In questi casi incasso, non so quanto meritato, un assortimento di sguardi tra il rimprovero, il disgusto, il divertito e lo sberleffo che è proprio duro da mandar giù; tu invece mi regali un sorriso sereno, luminoso, praticamente un saluto, quasi un ringraziamento per le lusinghe che silenziosamente ti ho rivolto. Mi hai imbarazzato.
Sei diverso, cittadino di un paese civile come il nostro non sarà mai.