Sapersi guardare dentro è forse la peggiore delle condanne; il giudice è lo stesso imputato ma la lucidità con cui si distingue e riconosce il proprio tormentato io non lascia scampo ad entrambi.
Mi sento offeso perché un semisconosciuto non ha piacere a frequentarmi, mi sento arrabbiato sapendolo uscire in pausa con qualcun altro, mi sento solo perché non scelto da chi nemmeno potrebbe farlo, mi sento disprezzato perché non apprezzato da chi apprezzo io. Mi sento male, male proprio, per chi e per cosa? Mi sento male per niente e per un emerito nessuno che, vai a capire perché, mi è entrato dentro senza che nemmeno me ne accorgessi.
Sono un cretino, non riesco nemmeno a difendermi da me stesso; sono colpevole di una labilità emotiva che non lascia speranze e condannato a scontare la pena che provo nel capire come mi sento e perché.
Quasi quarant'anni e non avere ancora il coraggio di dire a qualcuno che ti piace.
Alessio: "Ma se è vero che questo lavoro non era come te lo aspettavi e che preferìresti quasi che ti lasciassero a casa, perché sei ancora qui?"
Criptico Jol: "A volte vai dal fruttivendolo per cercare l'insalata e ci trovi i peperoni.."
Lo avrà capito che del lavoro/insalata non mi interessa più un granché? Ma soprattutto, lo avrà capito che il peperone/uomo di cui innamorarsi è lui?