Già dissi in passato di credere al valore dei sogni, non certo per i numeri che a qualcuno suggeriscono per la lotteria, ma per quel che l'inconscio riesce a comunicare al cosciente in quei pochi casi in cui, svegliandoti inaspettatamente, li percepisci. Questo ultimo lo voglio ricordare anche qui perché, come altri in passato, mi hanno regalato un profondo senso di soddisfazione, sollievo dal dubbio e dall'incertezza, segnalibro dei miei momento di svolta, non appena ne sono stato consapevole.
Camminavo accanto ad Emanuele in una strada stretta e faticosa, irregolare, in salita, di un luogo senza riscontro di esperienza. Ad un certo punto un cenno, un ammiccamento 'possibilista' del bimbo mi infastidisce e mi costringe ad iniziare un discorso.. 'Hai già avuto le tue occasioni e per me adesso è venuto il momento..', Emanuele mi interrompe, mi impedisce ripetutamente di parlare (come effettivamente ha fatto spesso) per tentare il tenero approccio di una carezza che però di nuovo mi infastidisce andando il pensiero ad una definizione di rispetto recentemente appresa e assicurata a qualcun altro. Il mio pensiero va a lui, nuovo volto ancora senza volto. E qui la mia reazione si fa brusca, perentoria, inequivocabile anche nei gesti che pure però nella realtà non sono miei. A possenti spintoni, allontanandolo con cattiveria da me, indicò al mio ex la strada per la stazione e senza nemmeno salutarlo, con rabbia, me ne vado per la mia strada inaspettatamente lungo un pontile affollato di barche.
Non vedo il mare da anni ed ora il mare entra prepotentemente nei miei sogni evocato da chi forse non meriterebbe ancora di esserci ma che ahimè evidentemente mi è già entrato nell'intimo da chissà quale porta aperta sulla mia anima.
Del periodo in cui per la prima volta mi innamorai, ricorderò sempre quella sorta di fulgore che tutti non poterono fare a meno di notare sul mio volto, nella mia voce, nei miei occhi.
Oggi mi spaventa l'idea che potrei non provare mai più quelle sensazioni, come se cioè la prima volta fosse anche l'unica possibile, pallottola unica per un'arma in grado di sparare una volta sola. E mi spaventa anche riporre nuove speranze in nuovi volti, quasi che la fine del primo amore si fosse portata via anche una fetta degli amori successivi.
Sono spaventato, è vero, ma non sconfitto; questa paura ha le ore contate.
Non voglio un amore estivo, non voglio amori precotti da intervallo tra uno vero e l'altro, non voglio amori consolatori, amori espiatori o vendicatori; voglio un altro amore vero, magari persino più vero del primo. Non avrò paura di amare ancora, non amerò meno o più prudentemente per evitare di soffrire ancora e non mi accontenterò di mezzi amori, amori prudenti o stentati.
L'amore per me o è totale o è niente e io ci sarò, totalmente, se anche "lui" - forse tu? - ci sarà allo stesso modo.
Questo del 2007 sarà stato l'ultimo che avrò passato qui nei giardini di Porta Venezia a Milano.
Nel 2005 qui incontrai il mio Emanuele e consegnai così questa data all'archivio delle date significative, vera e propria svolta, della mia vita. Nel 2006 ancora qui tentammo un possibile riavvicinamento che infatti fu anche se solo per qualche tempo sereno. Oggi che la parola fine è stata definitivamente pronunciata, forse non avrei dovuto venire qui ma sentivo fosse importante per me invece esserci da un lato perché se lui fosse stato qui non me lo sarei mai perdonato e dall'altro perché questa panchina vuota a metà è di fatto il manifesto di questi ultimi due anni. Io ci sono e lui no, perché lui è con la mamma.
Dovevo viverlo questo momento e immortalarlo a memoria di una storia che non voglio assolutamente rinnegare perché io Emanuele l'ho amato davvero, anche se il mio era condannato fin dall'inizio a rimanere un amore impossibile.
Ho passato gli ultimi tre giorni a cercare, studiare, approfondire, provare, correggere e riprovare. Ce l'ho fatta amico mio, non sarà un granché ma alla fine una copertina degna di questo nome per te son riuscito a confezionarla.
Non posso fingere che tu non sia stato importante per me nel mentre di un periodo che avrebbe in effetti ribaltato completamente il mio approccio a me stesso e alla mia vita.
Non posso nemmeno negare che tu mi sia mancato tantissimo quando, per un idiota assurdo tentativo, ho provato ad ignorarti pensando che questa privazione avrebbe da sola risolto ii miei problemi; vedi la storia infinita della mia mai finita dimora.
Ora faccio pubblica ammenda e torno da te, mio prezioso diario - prezioso per me ovviamente. Ti scriverò quando avrò qualcosa da ricordare o da dimenticare, qualcosa su cui riflettere, quando non capirò e quando avrò capito. Scriverò a te per parlare a me stesso e se qualcuno tornerà ad aver piacere di leggere o commentare qui, sarà il benvenuto. Anche loro mi sono mancati, caro diario, i tuoi amici, che poi sono miei amici anche se quasi sempre sconosciuti o lontani eppure spesso così vicini e intimi.