Sono stato un'ora a scrivere, correggere, cancellare, riscrivere.. piazza pulita!
Non posso scrivere nulla perché nulla mi è più chiaro, è tutto confuso, sfocato. Era molto tempo che non mi sentivo in questo modo e la cosa probabilmente dovrebbe terrorizzarmi quando invece quasi mi rassicura.
Non so, la pazzia sarà alle porte chissà, ma sento, o forse solo spero, che attraversando la tempesta approderò a mari più placidi. La barca potrà anche affondare ma sul mio salvagente c'è scritto "nessun problema è senza rimedio".
Avrei voluto andare ad Euroflora, ma 50 euro per lui erano troppi per qualche fiorellino e alcune erbette; pare ci siano cose più importanti da fare e che sia il caso di essere "responsabili". Erbette e fiorellini no, fumetti e pupazzetti si; indispensabili puffo non so cosa e puffo non so cos'altro. Boh
Avrei voluto ripiegarre su una visita ad uno splendido parco nei pressi del Garda ma è sabato, lui deve fare il bagno, prima delle dieci o giù di lì non ci si può muovere. Boh
Ero indeciso, in realtà ero più che altro stanco per una notte insonne per causa di turni notturni, serale e mattutino consecutivi. L'angosciante prospettiva di un week end con sabato lavorativo per rinunciare al quale mi serviva solo una buona ragione da chi avrebbe potuto darmela con poche sillabe. Ho chiesto consiglio e il consiglio è stato "se devi lavorare allora vado in montagna con i miei". Boh
Ho proposto di curarmi del mio cagnolone amatissimo per consentire ai miei di festeggiare il loro anniversario di matrimonio ma per l'ennesima volta sbatto il grugno contro una realtà ormai provata in decine e decine di occasioni; il cane è solo una delle tante scuse possibili per non fare mai niente. Io sono rimasto dal mio cane e i miei pure. Boh
Questo week-end sarò solo e sapete perchè? Boh!!
E poi basta un "ci vediamo domani" per rischiarare il cielo da nuvole e tempeste.
Basta stare insieme per scoprire che stiamo così bene insieme.. quando stiamo insieme.
Oggi sono finalmente riuscito a smaltire una montagna di cartaccia che stazionava, anzi incrementava esponenzialmente, in apposito raccoglitore.
Estratticonto, bollette, fatture, certificati, bolli, scontrini, ricevute, contratti.. ogni genere di scartoffia che invece di essere prontamente aggiudicata ad apposito archivio finiva ammucchiata così come arrivava. Il tutto dal lontano luglio 2005; il tutto da quando qualcos'altro, qualcun altro, ha monopolizzato i miei pensieri.
Ho vissuto un periodo di "vacanza" in cui tutto veniva sempre e comunque "dopo", un periodo in cui me ne sono sbattuto di spendere soldi che non avrei dovuto spendere, me ne sono sbattuto della mia casa (quella che diventerà la mia casa), mi sono dimenticato di pagare bollette, ho preso persino una multa per divieto di sosta (sosta comunque civile: un disco orario "fuori orario"!) e, capolavoro dei capolvori, ho omesso una dichiarazione dei redditi che mi avrebbe fruttato in rimborso qualcosa come 500 e più euro.
E' stato un periodo di leggerezza di cui non rimpiango assolutamente nulla, che anzi ricorderò probabilmente per sempre con anche però il dispiacere che questo mio totale invaghimento sia del tutto sfuggito alla persona che lo ha provocato. Lui non è riuscito a comprendere, o forse solo a credere, quanto totalizzante sia stato per me incontrarlo, quanto di me abbia investito su un possibile "noi". Così completamente concentrato su se stesso, forse persino giustamente visto l'età (non quella anagrafica però), riesce ancora oggi soltanto a vedermi come quello che mette a rischio la sua considerazione di sé, colui che (chissà per quale motivo), mira alla sua mortificazione, quello che lo costringe a confrontarsi con una realtà a suo dire inesistente, chi non gli vuole abbastanza bene da sottoscrivere quell'immagine di sé che mai nessuno ha messo in discussione prima.
In quella montagna di carta anche le tante appassionate mail che ci scambiammo prima di incontrarci; quelle non riesco proprio ad archiviarle.
Secondo lui.. C'è di peggio (che stare con me): essere soli.
Secondo me.. C'è di peggio che essere soli: stare con chi sta con te perché solo sta peggio.
Qualcuno li definisce così, incomprensibile ed incompresa attrazione per persone che non sono "fatte per te".
Io temo di non avere sufficienti strumenti per riconoscere se un amore, il mio amore, quello che do e quello che ricevo, sia o meno sbagliato. Temo che se mai arrivassi a concludere un simile giudizio non avrei comunque il coraggio di affrontare la realtà e se pure riuscissi in questa impresa probabilmente non avrei la forza per agire conseguentemente. Sono, o almeno mi considero, un passivo.
Così sento e penso oggi, ben sapendo però anche che da qualche parte quel coraggio e quella forza mi arriveranno, e saranno potenti entrambi, probabilmente scomposti e spregiudicati. Già so per esperienza infatti che la mia passività, vera o presunta che sia, infine soccombe sempre alla disperazione.
Sono un portatore sano di una malattia assolutamente non contagiosa, per lunghi periodi asintomatica, ma cronica.
Ricorre immancabile anche dopo lunghi periodi di quiescenza, anni interi.
Ancora non comprendo quali siano i fattori scatenanti ma sistematicamente riemerge dal nulla in cui poi rispofonderà e in pochi giorni degenera impossessandosi completamente di me.
La mia malattia si chiama solitudine ma è più grave della solitudine come tutti la conoscono perché in questi periodi io non mi sento soltanto solo, io genero solitudine, metto in atto ogni possibile accorgimento per tenere il più lontano possibile chi invece potrebbe e vorrebbe starmi vicino. Demolisco con precisione inaspettata, pur se involontaria, la gran parte dei rapporti per tanto tempo, con tanta fatica, affetto e cura costruiti.
Contrariamente ad altre mie stranezze, in questa non riesco a trovare una logica, riesco solo a percepire la necessità di stare solo, il desiderio di essere, anzi diventare, solo, quasi che questa estrema semplificazione mi sollevasse da chissà quale peso insostenibile.
Sono malato e posso solo aspettare che la malattia faccia il suo corso e che una volta guarito non sia stato abbastanza bravo da fare il vuoto intorno a me.
Quella vera, quella in euro, quella che non aggiornavo da mesi e che finalmente sono riuscito a tornare in pari.
Quella che ripetutamente guardo senza capire come possa essere riuscito in pochi mesi a ribaltare il mio modus operandi economico.
Ero un risparmiatore, un poveraccio che nonostante la sua povertà era riuscito a mettere insieme il necessario per progetti consistenti. Quanta fatica per acccumulare, quanta facilità per dilapidare.
Guardo la mia contabilità e non mi riconosco, la guardo e non mi piaccio.