“Devi avere pazienza”, “Devi dargli tempo”. Sembrano cose facili da fare e che in apparenza richiederebbero nulla di più di qualche pizzico di sopportazione o momentanea indifferenza. Così non è. Pazienza, tempo, sopportazione ti costringono a fare i conti con te stesso, con gli effetti che queste produrranno in te a tua insaputa.
I problemi sono come tumori, se non li curi finiscono per produrre metastasi e capita che rischi di morire per una di queste piuttosto che per il tumore non curato.
Ho cercato di aver pazienza e di aspettare, senza onestamente sapere cosa di preciso; ho lasciato che il problema rimanesse non curato e rapidamente mi ritrovo con la fiducia nel mio bello ridotta a poco più di zero. Ogni minima insignificanza, anzi persino ciò che mi avrebbe dovuto allietare, finisce invece per diventare pretesto per insoddisfazioni e irritazioni che però albergano giustamente altrove, là dove sig. problema/tumore ha conquistato diritto di immunità.
In nome dell’amore ho trasgredito alla più elementare delle mie regole di vita, non lasciare irrisolti sulla via, ed ora mi ritrovo passibile dell’accusa di unico carnefice di una relazione che invece io solo cercavo concretamente di costruire e sostenere, con anche pazienza, tempo e sopportazione. Ingredienti sbagliati per una ricetta che non ha superato la prova cottura ma che io non mi rassegno a voler cucinare. C’è tanto di quell’amore in dispensa che alla fine riusciremo sicuramente a sfornare una coppia gustosa di cui non esser mai sazi.
C’è uno specchio che mille martellate non potrebbero rompere. E’ quello degli occhi altrui e degli altrui desideri.
Ascolto il mio caro commentare questo o quel passante, vedo il mio caro appassionarsi a questo o quel tipo di uomo e mi pare ovvio dedurre che in uno o più di quei tipi devo necessariamente stare anche io posto che, almeno in teoria, non gli sarebbe stato possibile appassionarsi a me altrimenti.
Guardo in questo strano specchio senza immagini e ci vedo un uomo sempre di mezza età, spesso visibilmente in età, grasso o rattrappito, pelato o peloso, possibilmente senza nemmeno l’ombra della più remota prestanza fisica.. Vedo questo e non riesco a vederci nessuna somiglianza con il me certo non bello ma nemmeno così ridotto. Cerco conforto nello splendido spettacolo di tal (purtroppo sconosciuto) giovinotto/barista/schianto di maschio e come una scure sfuggita di mano al boia mi ritrovo con la schiena e l’autostima trafitti da onesta e assoluta indifferenza dimoranti negli occhi del mio amatissimo, nemmeno per un attimo turbato pur in presenza di cotanta visione.
Quello che nessuno dirà mai.. quello che nessuno mi aveva mai detto..
- Fazzoletti di carta e salviettine umidificate?
Si può, anche senza guastare l’atmosfera.
- Biancheria per il letto?
Per ricordare la passione non servono indelebili memorandum.. a chiazze.
- Cuscini?
Ma chi lo ha detto che devono andare solo sotto la testa?
- Farmacie e sexy shop?
Ma anche al supermercato, una normalissima crema idratante e.. liscio come l’olio.
- Quattro gambe, quattro braccia, due.. ehmm.. due di questo, due di quello?
Ogni cosa deve trovare un posto, ogni cosa ha la sua bella utilità.
- Roba da film?
Riuscirci non è detto, ma anche solo provarci è uno spasso.
Non ho idea di quante altre cose non mi abbiano detto, ma spero siano tante perché è quasi sempre un piacere scoprirle da solo, anzi in due.
Mi accorgo che può esserci anche di peggio che essere un diverso; mi accorgo chiedendomi cosa penserebbe la mia famiglia se potesse conoscere il mio Emanuele. Mi accorgo che le stesse ragioni che mi hanno infine lasciato libero di essere diverso mi consentono di essere anche strano. Strano è sicuramente infatti vivere la prima esperienza sentimentale a 36 anni, ancora più strano è farlo con qualcuno più giovane di quasi nove anni sulla carta di identità e più “immaturo” di molto più, sempre più strano è se questo qualcuno contraddice nei fatti gran parte delle tue aspettative e chissà forse anche necessità.
Ma forse più strano di ogni cosa è sentire e temere oggi la “faticosità” di questa mia stranezza al pari di come sentivo e temevo un tempo quella identica della mia diversità.
”Capitasse di trovarti bloccato a Milano tieni presente che c’è sempre un bellissimo divano letto matrimoniale per te e il tuo accompagnatore.. la tua sorellina ti vuole comunque sempre bene.”
Il mio accompagnatore? Comunque? Sorellina?
Capita cioè alla fine che le persone care a te più vicine comprendano che il tuo modo di non dire le cose per te equivalga a dirle, capita anche però che dopo averle non dette queste risultino assodate, senza che tu debba fare altro che “non dire” e nonostante soprattutto tu non le abbia mai dette.
FIDUCIA: concedere una quantità indeterminata di tempo per indeterminate necessità ed indeterminati obiettivi.
RISPETTO: utilizzare il tempo ottenuto sulla fiducia incondizionata per soddisfare compiutamente tali necessità e perseguire attivamente tali obiettivi.
Fiducia + Rispetto = “Vissero felici e contenti”