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Utente: justonelie
Nome: Massimo
Sono un uomo, non un omosessuale!
"In fondo cos’è l’orgoglio gay? E’ voglia di trasformare senso di colpa, odio di sé, disprezzo sociale in autostima e dignità. D’altronde, se una persona, per ottenere il privilegio di essere semplicemente se stessa nella vita, avesse dovuto sfidare, suo malgrado, la famiglia, la scuola e parecchie consuetudini sociali… non sarebbe un pochino orgogliosa anche lei di avercela fatta?"

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martedì, 25 ottobre 2005
Dal tramonto all'alba

Dal tramonto..

  La domenica si annuncia differente dalle solite. C'è una strana aria di stanchezza, aria di epilogo imminente, rabbia repressa, desiderio di rivalsa, distanza crescente, comunicazione negata, posizioni consolidate. Soliti "argomenti", solite "lamentele", rassegnazione, insoddisfazione, qualcosa si è spento.
 
 E' qualche giorno ormai che si sta in bilico su una linea di confine, coppia o non coppia, avanti tutta, adagio o indietro e stop? La "colpa" ovviamente è solo mia; solitamente chi è sempre alla ricerca di colpe è anche sempre pronto a trovare qualcuno cui darla.
  Io penso troppo, dovrei limitarmi a godere delle "cose di coppia", dovrei essere felice, dovrei soltanto smancerie e idilliacità, dovrei anche io come tutti i morosi delle di lui amiche, tutti felici, spensierati, gaudenti, romantici. E invece no, con me sempre a discutere, sempre a ragionare, con me solo “critiche”.
  Per l'ennesima volta io sono differente perché io, che non cerco mai colpe e ancora meno le allontano da me, io cerco ragioni; non fingo, mi sono spento, è vero, è una mia responsabilità e non ho intenzione di negarla, ma la ragione c'é. Il mio sogno, il mio paradiso, ad un passo dal diventare realtà, pur ancora in grado di essere tale, si è infranto su una situazione ostile, su una percezione dei futuri possibili che invece il sogno esclude e che non si concilia con la mia incapacità di accontentarmi. Non mi basta il ragazzo splendente che tanta passione è in grado di farmi provare, no, io per provare quella passione devo poter aspirare al massimo possibile, la favola nella sua interezza o almeno la speranza.

.. crepuscolo .. 

  Il pretesto è l’argomento di sempre, il più ricorrente, ma solo come pretesto appunto perché identico riscontro è su ogni altro elemento in discussione. Guidare, il mio amore non guida, ha la patente ma non guida, è in grado di farlo ma non lo fa, dice che vorrebbe farlo ma non lo fa lo stesso. Perché non lo faccia in fondo sono affari suoi, anche se non ci sono molte opzioni possibili per interpretare questa caratteristica. E’ importante e significativo per me, non lo nego, ma a ben guardare a me può anche fregare la metà di nulla posto che la cosa rientra tra le infinite, tutte legittime e parimenti dignitose libertà personali. In verità nemmeno mi fregherebbe di sapere perché, quello però che non sono per nessuna ragione in grado di tollerare è nientemeno che un “si mi interesserebbe farlo ma al momento non ho il tempo di pensare a questa cosa”.

.. buio ..

  quello che cala in apparenza definitivo al momento delle conferme, quelle che avevo terrore di riscontrare. Il mio amore mente! L’unica cosa che non posso proprio concedergli, il venire meno all’unico principio per me irrinunciabile e che pretendo condiviso: onestà. Non importa quanto cruda, non importa quanto scomoda, io la realtà intorno ho bisogno di vederla sempre per come è esattamente. L’unica voce cui non sono disposto a mediare e che da sempre è per me la struttura portante del rapporto che ho intenzione di costruire. Mi sento in grado di affrontare qualsiasi tipo di difficoltà a condizione però che non ci siano ipocrisie, non l’ombra di una bugia tra noi, qualsiasi cosa e di qualsiasi estremità ma vera, chiara, esplicita.
  E invece lui mente, insiste, si dispera, ma comunque mente, bugia talmente eclatante da essere smentita da decine di fatti, cui da sempre il mio bello oppone un’estenuante quanto effimera richiesta di “fiducia” che sarebbe in realtà “fede” allo stato puro.
  Mente perché “per accontentarmi dovrebbe umiliarsi”. Mente perché teme di mostrarsi vulnerabile, perché teme il mio giudizio, perché stanco della mia insistente pressione, delle mie “critiche”. Mente perché l’alternativa è forse troppo difficile da affrontare; assunzione di responsabilità. Roba da adulti, come da adulti è la consapevolezza che il rapporto duraturo che entrambi desideriamo insieme, lo si dovrà pur costruire con qualcosa se è vero che l’amore da solo non può bastare.

.. freddo ..

  “umiliarsi”, “critiche”, vulnerabilità negata, giudizi.. Raffiche di un vento gelido che sferzano la mia consapevolezza sopita di una verità agghiacciante. La persona che tu ami così tanto ricambia il tuo amore soltanto con paroline dolci ma di fatto non si concede, anzi si difende da te percepito pericolo. Questo non è il rapporto che cerco, questa non è la persona che cerco, e soprattutto io non sono la persona di cui lui sente la necessità. Giusto per lui un qualcuno che come tutte le sue amicizie si limiti ad assecondare, rassicurare, stabilizzazione al ribasso comoda e senza dubbio semplice a realizzarsi ma che purtroppo nel mio universo (strano posto qui) uccide l’uomo che pure c’è, con ideali nobili, con un’emotività ricca, una sensibilità rara.

.. all'alba.

  Ma il sole risorge sempre all’orizzonte, anche dopo il più cupo dei tramonti.
  Il mio sole è il suo impegno a provarci; la promessa che in cambio di un mio approccio meno insistente lui proverà a riferire la responsabilità del proprio essere a sé stesso e non sempre e soltanto a qualcos’altro o qualcun altro. Ci proverà e per me è sufficiente perché conosco molto bene quanto difficoltoso sarà questo tentativo che da subito prova a testimoniare con qualcosa di plausibile alla voce “paure”.
  Certo lo ha preso, questo impegno, all’ultimo istante, un attimo prima che fosse pronunciata la parola fine, solo dopo le mie lacrime, quelle che non sono stato in grado di soffocare mentre gli spiegavo perché era venuto il momento dell’addio, mentre lucidamente argomentavo, nonostante il magone, che le nostre esigenze e le nostre disponibilità non erano in alcun modo compatibili in presenza di tale enorme aberrazione.
  E’ buio ormai, buio astronomico, in questa domenica che si preannunciava orrenda, che tale è poi stata davvero, ma che fortunatamente mi regala alla fine una luce splendente, quella di una serenità e di un entusiasmo ritrovati e che effettivamente avevo perso.
  Ora riesco di nuovo a sognare, vedo la meta prefissa, lontana magari ma realizzabile e soprattutto ho in tasca la soluzione che non riuscivo a formulare in questo ultimo strano periodo. Ci vorrà tempo, non mi interessa, ci vorrà fatica, non mi spaventa, ci vorrà qualche sacrificio, non mi impoveriranno. Ne varrà comunque sempre la pena, lo sento, ma soltanto se il controvalore di tutto ciò sarà la cosa per me in assoluto più rara e preziosa: una unione “vera”, senza artifici, senza censure, senza lati oscuri, vera.. o vera o niente!

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lunedì, 24 ottobre 2005
Uomini in gabbia

  Doveroso ringraziamento alla cara Jalanis che con le sue parole mi conferma la correttezza di un percorso interiore intrapreso tempo addietro. Avessi letto il suo commento qualche anno fa non l'avrei compreso, come oggi Emanuele fatica, anzi rifiuta di comprende quello che io gli dico negli stessi identici termini. "Giustificare il proprio senso di frustrazione 'scaricando' le colpe su altri o altro e non affrontare il problema mettendoti in discussione è antiproduttivo" .
  Se posso permettermi questa piccola autoreferenzialità mi concedo un "già fatto grazie". Ogni cosa della mia vita ad oggi è sistematicamente ed esclusivamente riportata in carico a me stesso e con grande e inattesa soddisfazione per di più.
  Oggi posso onestamente affermare di sentirmi davvero libero di essere e di fare, con i miei limiti per carità, ma senza quell'oppressione che così bene ha individuato Jalanis e che in verità un tempo è proprio stata. Soltanto per rimanere nei binari del tema diversità, oggi il sottoscritto si permette "lussi" che nemmeno molti dei più disinibiti e sereni omosessuali osano; e non parlo di acrobazie corporee nel buio o nel chiuso di spazi adibiti, parlo di affettuosità pubbliche, alla luce del giorno e delle gente più disparata, parlo proprio della libertà di essere chi sono, piccola cosa per qualcuno, grande cosa per me e la mia storia di "oppresso".
  E' proprio l'esperienza di questo percorso, con il suo fortunato epilogo, che mi rende oggi tanto facile scorgere la gabbia in cui il mio bello è rinchiuso; una gabbia però che, contrariamente a quanto dice Jalanis, rischia di inghiottire di nuovo anche me, se è vero, come io esigo, che una coppia condivide e non solo accomuna il vissuto.

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giovedì, 20 ottobre 2005
Natale è sempre Natale

  Rieccoli, i primi panettoni esposti al supermercato, le prime promozioni dei variopinti addobbi.
  Tutti gli anni, tutti, non ce n'è uno che questo evento scampi; nessun luogo dove rifugiarsi, nessun tempo in cui estraniarsi.
  Avrebbe dovuto essere diverso questo Natale, avrei dovuto sentirlo differente, avrei voluto aspettarlo con nuova gioia. "Vorrei ma non posso", petula il mio amatissimo, incosciente ed acquiescente a sé, ma io non posso certo fare altrettanto, devo capire, voglio reagire.
  Mi auguravo fosse diverso, questo si, ma qualcosa lo rende uguale a tutti gli altri. Il "manifesto di solitudine" che l'anno scorso mi si parava davanti, sempre in questo periodo, non dovrebbe più luccicare tanto, eppure. Non sono più solo è vero, sono parte di una coppia, ma di una coppia che "non mi basta". Taluni, più intelligenti di me probabilmente, smettono di sentirsi soli con qualche sms sdolcinato, una domenica a spasso, e qualche ora tra le lenzuola. Io no, io "non mi basta", io ho sempre e ancora bisogno di pensare al futuro, di ragionare in termini di "noi possibilmente per sempre" e non di "io e te ogni tanto quando capita".
  Per quanto mi sforzi di accettare la realtà dei fatti, e dovrei aver imparato ormai, non mi riesce di rinunciare ad un progetto di vita che è sempre stato, un progetto che per qualche settimana mi è parso finalmente materializzarsi, ma che oggi, alla luce di verità innegabili, devo ritornare tra i programmi rimandati a tempo indeterminato. "Fidati di me" petula gratuitamente speranzoso il mio amatissimo, e io lo faccio eccome. Se non lo facessi non saremmo mai andati oltre il nostro primo incontro. Ma per me fiducia è roba differente da fede. Mi fido quando mi si dice che si proverà a costruire qualcosa insieme, non ho nessuna fede nel fatto che questo qualcosa accadrà da solo.

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mercoledì, 19 ottobre 2005
Pazienza

  "Devi portare pazienza". Dicono i miei amici e forse hanno ragione.
  "Devi portare pazienza". Dicono pure però i suoi amici e non ci sono ragioni per le quali anche loro non possano aver ragione.
  Ciò che mi sfugge ora però è se si debba aver pazienza tutti nella vita o se "dover portar pazienza" non sia piuttosto una caratteristica qualificante/squalificante della coppia Massimo ed Emanuele.

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mercoledì, 19 ottobre 2005
Ingresso poco libero

  "Non ti ha ancora fatto entrare nel suo mondo fantastico". Come spesso accade, il mio espertissimo in materia D. ha ragione da vendere.
  Peccato che non esista esperienza sufficiente a risolvere i dilemmi susseguenti: lo farà mai? Mi farà mai entrare nel suo mondo fantastico? E quanto potrò mai sopportare di essere lasciato fuori ad aspettare?

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lunedì, 17 ottobre 2005
Silenzio

  Silenzio qui, ma solo qui. Silenzio qui perché troppe le parole altrove, troppo intense, troppo sentite, troppo importanti.
  Il bello dell'amore è che ti dà sempre una buona ragione per raggiungere un dignitoso compromesso, anche quando quest'ultimo in fondo non fa altro che ingabbiare il sentimento o acquietare la ragione.
  Non pare, a dire il vero, una roba granché nobile ma almeno si regala all'amore una possibilità in più.

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venerdì, 07 ottobre 2005
Uomini liberi

  Immagino che nessuno avrebbe il coraggio di ammetere a sé stesso qualcosa del genere, figuriamoci a scriverlo a futura memoria! Io si però, io perché io sono differente? Forse solo perchè non sono abbastanza accorto o forse perché a questo punto della mia vita quel che voglio deve essere crudamente vero e perciò quel che do lo è altrettanto.
  Il mio caro, amato anzi amatissimo Emanuele non è la persona giusta per me! E' troppo giovane per figurarsi le mie prospettive, immaginarsi condividerle; è troppo immaturo per comprendere i miei argomenti che infatti gli paiono lamenti; è troppo mammizzato per poter pensare a sé come uomo, è troppo rassicurato per poter affrontare anche solo una delle infinite paure che lo affliggono. Non è uomo e non è libero.
  "Tu vuoi essere un uomo libero e io invece sono un peso per te, perciò ti lascio"; uno degli ultimi adolescenziali sms seguiti da faccina sorridente e "sto skerzando" di rito, k sempre inclusa come suole a quindici anni (per l'anagrafe 28).
  Si, io voglio essere un uomo libero, ho fatto e sto ancora facendo fatiche immani per arrivare a riuscirci; aggiungo pure che io desidero accanto a me un uomo parimenti libero ma desidero pure che quell'uomo sia proprio lui. E' qualcosa che và oltre il razionale discernimento, qualcosa di talmente potente che qualsiasi  argomentazione, pur concreta, motivata, ineccepibile, non trova la via dell'azione ragionevole conseguente.
  Emanuele non è la persona giusta per me oggi, ma se il cuore ha le sue ragioni, Emanuele diventerà la persona giusta per me domani. Si tratta solo di riuscire ad addomesticare il mio lato razionale, anch'esso tanto potente ahimè, per il tempo necessario, altrettanto tanto ahimè, tantissimo ahimè, si spera però non troppo.

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lunedì, 03 ottobre 2005
Poesia

  "Mi aspetto un minimo di poesia dalla vita".. e l'ho infine trovata in chi però paradossalmente, così bravo a crearla con piccoli gesti e deliziosi pensieri, è però anche spaventosamente efficiente a demolirla.

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commenti (2)
Per alcuni scoprirsi accettarsi e cercare di vivere omosessuale può rivelarsi un'eperienza tutt'altro che "gaia". Gay a chi?