Al capitolo "roba inconffessabile" c''è un articoletto che fa più o meno "paure sessuali".
Facciamo quelli seri? Del resto c'è qualcosa di più serio per chi porta il marchio di fabbrica di (omo)sessuale? Certo che no, ovviamente; la vita di un (omo)sessuale non può che essere completamente, imperituramente ed, ahinoi, spesso esclusivamente associata a quelle poche ore in cui anche(!!) un (omo)sessuale fa sesso. In verità a me piace dippiù dire "amore", ma vero è pure che mi sono piuttosto rotto le scatole di regalare tanta ilarità ad amici e non.. d'ora in poi la mia buffezza avrà un costo!
Ebbene, visto che io sono la solita eccezione che conferma, confermo che uno dei miei tanti dubbi in tema era il più elementare di tutti: ok l'anima, ma se poi il corpo non ci sta? Ci sta! Ci sta! Eccome se ci sta! La bella sorpresa però è che se la vista dello strafico di turno ancora oggi non mi crea nessun imbarazzo, se l'ipotesi di "confidenze" con il belloccio di turno ancora addirittura mi infastidisce, con il mio caro basta una carezza, un'occhiata o anche solo un pensiero piccante e il tutto parte alla velocità della luce.
Con grande invidia ho guardato per quasi un'ora due pischelli a qualche metro da noi in un parco che si smanazzavano alla grande e senza nessuna censura se non quella di essere per forza di cose vestiti (l'invidia ovviamente era per il "noi no, noi c'è gente"); bacini, bacetti, bacioni e succhiotti, abbracci, carezze e truculente palpate e poi.. i due si alzano e se ne vanno come nulla fosse.. non il minimo segno di qualsivoglia minimo "imbarazzo" in lui (il bello delle lei è che non solo non si vede ma nemmeno è dato sapere.. il vero potere delle donne..). E l'invidia diventa compassione posto che noi invece, "noi no, noi c'è gente", noi prima di alzarci e andare, noi ci si deve tranquillizzare un attimo con adeguati pensieri di nonne, suore ed ogni altro inadeguato contropensiero.
Chissà la fortuna? "noi no, noi c'è gente"!
Quello che mancava al me omosessuale.. vale a dire.. se è vero che da tempo la percezione di me è chiara, se è vero che molti dei residui dubbi o anche solo delle tantissime incertezze sono ormai volatilizzate, è invece molto fresca l'esperienza della visibilità.
La gente.. "c'è gente" diceva il mio Emanuele, ora dico io in continuazione come in una sorta di lamento preventivo del suo scongiurato e odiato avvertimento. La gente che ti vede abbracciato ad un altro uomo, la gente che strabuzza gli occhi ai tuoi gesti affettuosi per quest'altro uomo, la gente che ti guarda e "sa" quello che prima non sapeva. Ma anche la gente, brava gente, che ti parla, che si rivolge a te in quanto omosessuale, che trae immediate conclusioni, che parte da veritieri presupposti.
Sono gay? Chi? Io? Se non fossero gli altri a ricordarmelo io me lo sarei già dimenticato, al punto che sul serio il titolo di questo blog pare un vero e proprio presagio.. "gay a chi" è ancora la prima reazione che mi viene in mente ogni volta che qualcuno si rivolge a me come tale.
Il punto quindi diventa: o sono troppo avanti o troppo indietro, perché sicuramente questa mia risposta istintiva non può essere quella di chi si trova al posto giusto nel momento giusto del suo coming-out in corso.
Dici che ti piace leggermi perciò, quale migliore occasione, vedrò di appagare questo tuo piacere con qualcosa pensato e scritto solo per te. Mi leggi e non potresti perché io ti ho chiesto più e più volte di non farlo, mi leggi e non dovresti, perché quel che leggi qui interferisce sempre di più con quel che noi viviamo altrove. Un blog, ce ne sono tanti, tantissimi, infinti e il mio è nulla per il fenomeno nel suo complesso, ma sai però che quel che è zero per tutti può essere così tanto per qualcuno. Questo spazio per me vale davvero molto, l’ho già scritto altrove che internet è stata la luce che mi ha guidato fuori dal buio in cui ero precipitato. Dico ora che questo blog in fondo è stata una tappa altrettanto fondamentale di quel tragitto. Questo coso, insignificante nel tutto, mi ha aiutato a trovare le ragioni e la forza per quel che sono oggi, quel che incredibilmente mi piace essere. Anche il nostro incontro è in gran parte funzione di quello che qui hai potuto trovarci, oltre che della mia disponibilità a mettermi in gioco, proprio qui nata e cresciuta. Oggi però questo blog si mette di traverso tra noi; non c’è parola che non finisca per essere discussa, ragionata, citata e commentata all’interno del nostro rapporto in costruzione. Pensieri sparsi, follie, emozioni e controemozioni, ipotesi di futuri infuturibili, prospettive, visioni, sole e pioggia e nebbia; qui c’è di tutto perché di tutto c’è nella testa di ognuno, anche se poi le persone sono si fatte di pensieri ma anche e soprattutto di comportamenti, di scelte. A qualcuno piace e interessa tracciare piccoli percorsi di questo infinito turbinio di caos, per comprendere, per ricordare, per testimoniare. A me piace, mi è utile, se non indispensabile, è parte del mio modo di diventare; è anche questa una parte di me. Qualcosa che però oggi mette a rischio un’altra parte di me sicuramente più importante: tu! Devo scegliere e io scelgo te, senza dubbi o tentennamenti. Scelgo che sia tu a scegliere. Questo sarà il mio ultimo fino a quando tu non sarai in grado di garantire, a commento di questo per iscritto e firmato, che mai più e per nessuna ragione cederai alla tentazione di sbirciare tra i miei infiniti ed infinitamente aggrovigliati pensieri, non tu e nessuno per te. Considerala una sorta di prova d’amore se vuoi, una mia grande rinuncia a favore di ciò che io credo essere ancora più grande, un regalo bis per il tuo imminente o un possibile dignitoso epilogo per il primo compleanno di questo delirante spazio. Se e quando vorrai potrai rendermi il mio folle antro; fino ad allora è tuo, e tuo rimarrà. “Pensi troppo” mi dici così troppo spesso, e io invece qui voglio rilanciare e provocare con un “fallo un po’ anche tu ogni tanto”. Pensaci bene, pensaci tanto, pensaci quanto serve, perché le scelte hanno sempre conseguenze, trovi qualcosa ma perdi qualcos’altro. Non fare insomma il gesto simbolico ed onorevole di accettare questa mia piccola sfida senza aver prima trovato la sicurezza in te stesso e in noi pure, la fiducia in me e soprattutto la capacità di ascoltarmi e di credermi quando ti dico, raramente come sai, che ti amo.
Causa overflow emotivo-sentimentale, cercasi urgentemente secondo amore part-time.
Si richiede: età minima (anagrafica e mentale) trentacinque anni; disponibilità agli incontri infrasettimanali (lun-ven); reperibilità telefonica almeno diurna senza necessità di appuntamento o autorizzazioni preventive, accesso senza limiti di orario a sistemi di trasporto pubblico e/o privato, elenco delle paure non eccedente le duecento voci.
Si offre: passione, cuore, sentimento, vicinanza affettiva, coccole a volontà, possibilità full-time e/o tempo indeterminato previo adeguato periodo di prova concomitante impegno part-time preesistente.
Ma chi ha detto che la pubblicità racconta solo belle storielle e brillanti fantasie?
"Ti amo.. ma.. ho voglia di dormire.."
"Ti amo.. ma.. devo riformattare il computer.."
Per una volta l'ha detta proprio giusta; dice giusto Adidas: niente è impossibile, anche se a te pare davvero incredibile.
Mi si dice che se non sai perché ami qualcuno è solo perché molto probabilmente non lo ami davvero. Mi si dice anche che se devi pensarci, al perché ami qualcuno, è proprio sicuro che non lo ami davvero.
Ammetto di averci dovuto pensare e nemmeno poco, e ammetto pure che, in fin dei conti, una ragione determinante non sono riuscito proprio a trovarla. Al contrario potrei elencarne tante per le quali, in linea di principio, non avrei dovuto o non avrei potuto innamorarmi di.
Superato quell'attimo di scoramento che consegue i teoremi esposti, provo a guardarmi dentro. Sento il desiderio di vicinanza che a volte si fa quasi dolore fisico per l'assenza; sento come assolutamente indifferenti tutti quei "perché no" che prima avrei considerato insormontabili; sento la serenità e la compiutezza che questo legame mi donano; sento il piacere della vulnerabilità per la prima volta concessa incondizionatamente ed irrevocabilmente; sento una forza che non credevo nemmeno di avere; sento il piacere di vivere, per così tanto tempo sconosciuto; sento come una sorta di sorriso interiore che nulla è in grado di interrompere. L'unica cosa che non mi riesce davvero di sentire è il perché di tutto questo che, a occhio e croce, non credo errato considerare "amore".
Sono un razionalista, un perché ci sarà sicuramente; se anche non mi basterà il resto della vita per scoprirlo, il perché c'è, è solo che io non lo conosco. Probabilmente a me non serve conoscerlo quel motivo per riuscire ad amare; a me, pur razionalista, per amare qualcuno è stato sufficiente accettare il "mistero dell'amore".
"E' proprio un bel ragazzo, complimentri davvero". Tutto qui, tutto quello che ha avuto da dire la mia amica M alla versione senza troppi preamboli del mio "questo è il mio moroso", saltato fuori dopo un anno e mezzo che la versione di me "normalmente" single non si era più fatta né vedere né sentire. Certo la foto del mio bello è la meglio riuscita che abbia mai avuto, dice lui, e la mia cara M dice pure che Bradd Pitt fa schifo, ma insomma il succo, si era capito spero, non è il "bel" ma il "ragazzo".
Era nell'aria, un'amica è difficle che non consideri possibile l'ipotesi, visto che se è un'amica davvero ti conosce di più di quanto tu creda, per quanto mediato tu possa essere o possa cercare di diventare.
Fatto sta che mi sono perso un anno e mezzo della mia cara M e per ragioni che se un anno fa mi sembravano inderogabili, oggi in verità non riesco nemmeno più a focalizzare. Il tempo, mi si dirà, è la migliore terapia contro certi dolori, quella immane quantiità di sofferenze che ho scelto di procurarmi e che oggi rischia di sembrarmi inutile e sprecata quanto è invece variabile precisa della serenità e della gioia di oggi.
C'è un amore che non è fatto di paroline dolci, sorrisi, simpatici gesti, bacini e carezze. C'è un amore che non sogna splendidi, immaginifici e irrealistici futuri ma nemmeno si accontenta di pur meravigliosi ed appaganti presenti.
E' quello di lungo corso, quello che va oltre il desiderio incombente per farsi necessità permanente. Quello che ti fa rischiare il tutto per tutto perché se non è tutto, forse è meglio niente. Quello che ti dà la forza di dire parole scomode, crude verità. Verità che fanno piangere, parole che rompono l'idillio ma che sono necessarie a costruire futuro, un futuro plausibile e realizzabile, un futuro che sia davvero insomma.
Oggi ho fatto piangere la persona che amo, non perché non l'amassi abbastanza ma perché l'amo davvero e tanto. L'ho fatto per il bene del nostro futuro insieme, perché le dolci incongruenze di oggi non diventino insormontabili macigni domani. L'ho fatto per un domani con lui che per me è tanto importante da mettere a rischio la cosa più preziosa che mi sia mai capitata, lui oggi.
Quel che credevi impensabile e che invece.. ehmm.. altro che possibile!
Telecom Italia e Wind avranno da oggi due clienti in più pienamente soddisfatti, oserei pure un "appagati", dei loro servizi di telefonia.
Abbiamo tutti, più o meno consapevoli, un progetto di noi stessi. Il mio, per quanto nella mia consapevolezza, trova piena rispondeza nell'antitesi di tre paroline, tre cose che ho promesso a me stesso di non essere mai, ho lavorato per non diventare mai, ho pagato prezzi esorbitanti pur di non. Ora quelle tre parole saltano fuori all'improvviso, senza che ne avessi mai parlato a nessuno. Accuse pesanti, negazione totale e completa del mio progetto di me, parole che mi costringerebbero a rivedere l'intero progetto o a liquidare chi quelle parole ha pronunciato con tanta superficialità.
"Rozzo", "brutale", "aggressivo".
Se le parole hanno un peso, questo dipende però da tante cose. No, non ho intenzione di credere a queste parole; non ci crederò perché chi me le ha lanciate dice e ridice pure di amarmi e logicamente deduco che nessuno si potrebbe mai innamorare di qualcuno così assettato; di sicuro io non potrei mai innamorarmi di qualcuno che si innamorasse di qualcuno così. Non ci crederò perché una volta ancora mi tocca fare i conti con le ferite di chi amo, con le difese affinate in tanti anni e che oggi sopravvivono pur in assenza del pericolo per cui furono. Non ci crederò perché voglio arrogarmi il diritto di sapere chi sono. Non ci crederò perché io "penso troppo".. e per fortuna che almeno io lo faccio!