Un paio di mesi e saranno ben tre anni che possiedo un immobile che ancora devo riuscire a far diventare casa.
Potrei fare un elenco di fatti ed eventi per cui ciò è accaduto ma qui, qui dove sono vero all'estrema potenza, qui dove la diplomazia è al minimo necessario, devo proprio dire che quella lista altro non è che un elenco di pretesti.
Non riesco ad individuare con lucidità cosa sia ma sono ormai sicuro che qualcosa in "casa mia" mi terrorizza al punto da paralizzarmi. Rivivo sensazioni di paura, imbrigliamento ed impotenza per altre faccende già vissute in passato e questo non mi piace, più che per i sentimenti in sé, perchè questa involuzione emotiva mette in discussione traguardi che credevo raggiunti e superati.
Ho smesso di usare questo termine quando mi sono reso conto che il significato che io gli attribuivo era profondamente differente da quello che gli "amici" gli attribuivano.
Forse il mio peccato originale è sempre stato e sempre sarà la sublimazione, l'idealizzazione.. la tendenza e la necessità di sopraprincipi, di qualcosa senza compromessi, senza deroghe a quelle che sono le sue regole istitutive, ferme ed immutabili.
Ciò nonostante mi sento di poter dire che anche io ho un'amica. M è tutto fuori che quel mondo ideale di principi e perfezione che vado blaterando. Non di rado M mi ha manipolato, non di rado mi ha mentito, non di rado mi ha trascurato; M è profondamente diversa da come sono io, differenti le aspettative, differenti i metodi, differenti i modi; eppure per qualche inspiegabile ragione dovendo scegliere una persona tra tutte da eleggere al titolo supremo lei è la mia unica vera amica; lei l'unica che pur sapendo poco del suo amico lo ha sempre accettato com'è, se vogliamo usare una parola grossa, lei mi ha sempre rispettato.
M mi manca, più per quello che avrebbe potuto darmi in questo periodo, per quello che vorrei poterle dare. Mi manca la sensazione di gioia nel capire prima di tutti gli altri cosa stia pensando, mi manca la sorpresa e la serenità in quel riscontro di comprensione reciproca, mi incupisce l'ìidea che in questo periodo di assenza potrebbe aver avuto bisogno di me o che magari ancora ne abbia.
Ho fatto uno sbaglio ad allontanarla quando lo credevo necessario per poter percorrere la mia strada liberamente, e farei uno sbaglio ancora più grosso se dovessi cercarla nuovamente prima di aver trovato la forza e la coerenza per presentare ad M il suo caro vecchio e "vero" amico.
E' passata.. ebbene anche quest'anno si è sopravvissuti al nulla natalalaio e capodannico. E devo dire che è pure passata senza grossi affanni o insopportabili sofferenze; e questa è una vera novità se penso agli ultimi fine d'anno!
A dimostrazione del nuovo che intimamente mi sta pigliando c'è che in questo inizio di calendario grande assente è anche solo l'idea dei di rito buoni propositi.
Che stupidaggine è un buon proposito? Un elenco di "vorrei ma non posso"? Una distinta di "forse ci proverò"? Un'anteprima dei proprii fallimenti a venire? Cosa?
La verità è dura forse da accettare ma è piuttosto chiara da comprendere: i buoni propositi si definiscono e si misurano esclusivamente nel proprio agire quotidiano facendo che questo sia il più possibile coerente con i propri dedideri e le proprie necessità. Dipenderà dall'importanza della necessità o dalla valenza del desiderio se questi prenderanno forma in efficaci azioni.. Semplice a dirsi quanto indispensabile a farsi.
Perciò le mie buone intenzioni per questo 2005 le conoscerò solo all'alba del 2006 guardando indietro a quello che avrò fatto!